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Intervista a Roberta Longo

 Buongiorno lettori, 

dopo tanto tempo, finalmente, vi porto un intervista ad una delle mie autrici preferite: Roberta Longo. 

Roberta Longo

Autrice di:

-Forse un Giorno

-Natale con chi vuoi: Amici, amori e disastri volume 1.5

-Una vita da film: The book was better

-La vita che mi hai lasciato: Quanto amore puoi dare in una vita?

-Cara Cass, buon Natale 

-Non è la solita storia d'amore: O forse sì...



Visto l'imminente uscita del suo prossimo libro, non potevo non farle questa intervista quindi, preparatevi un tè e godetevi questa piccola interview.



-Cosa ti ha spinto ad iniziare a scrivere? 

Non c'è stato un motivo principale. Ho iniziato a leggere da bambina, alle elementari già divoravo libri su libri (complice mamma che lavorava nella biblioteca della scuola). Iniziare a inventare storie è stato spontaneo. Forse perché quando alimenti così tanto la fantasia, poi viene naturale creare storie tue. 


-Com'è nato questo libro? 

Da un sogno. Una mattina mi sono svegliato col ricordo di una ragazza che faceva surf. Aveva lo sguardo forte e determinato, ma anche perso e confuso. Mi affascinava e ho deciso di fermarmi e pensare che storia potesse custodire. 


-Hai delle abitudini durante la stesura dei tuoi romanzi? 

In realtà nessuna in particolare. Ascolto spesso la musica, sopratutto per calarmi meglio nel mood della scena, ma non ho altre abitudini. 


-Ti è mai capitato di entrare nel blocco dello scrittore? Se si, cosa fai per uscirne? 

Sì, quasi a ogni libro. Succede perché mi si affollano troppe idee, troppe alternative e poi non capisco la direzione giusta da prendere. Di solito mi fermo per qualche giorno e mi dedico a altro: telefilm, chat stupide con le amiche, lettura... Alla fine, la situazione si sblocca da sola senza che me ne accorga. 


-Cosa consiglieresti a coloro che aspirano a voler pubblicare il proprio romanzo? 

Di informarsi, valutare tutte le alternative disponibili e trovare quella adatta a loro. E di curare i propri libri il più possibile, non solo per rispetto verso i lettori, ma anche verso la propria storia che merita di farsi conoscere e apprezzare nella miglior veste. 


-Qual è il tuo guilty pleasure letterario? 

Ne ho parecchi... però scelgo quello che mi concedo più spesso. Quando sono triste rileggo sempre lo stesso libro, ovvero "L'amore non è mai una cosa semplice" di Anna Premoli. Amo alla follia Seb, il protagonista. 


-Stai già lavorando ad altri progetti? 

Ehm sì, troppi. Uno è in scrittura proprio adesso e so già che mi devasterà emotivamente. Poi ho altre tre trame pronte che aspettano solo che io mi decida a scriverle. 


- Prima di iniziare a scrivere un nuovo libro parti direttamente dalla trama, dal titolo, dalla creazione della cover..? Insomma,da dove parti? 

L'hai fatta apposta questa domanda, vero? Sai che parto dalla trama, ma non inizio mai a scrivere senza avere il titolo e, soprattutto, la copertina pronta. E questo è un pochino un problema perché di norma faccio almeno una decina di copertine prima di trovare quella giusta. È una mia folle fissazione, lo so. Ma senza copertina mi blocco. 


-Per questo libro avevi uno schema ben preciso o l'ispirazione ti è venuto capitolo dopo capitolo? 

Avevo uno schema ben preciso in mente, con tutti i passaggi segnati, le interazioni ecc. Peccato sia sfumato al primo capitolo, quando un personaggio che nemmeno esisteva ha deciso di unirsi alla storia e diventarne una parte essenziale. Da lì ho lasciato che tutto andasse come voleva e mi sono adeguata alle voci dei personaggi. 


-Cosa hai provato quando hai finito di scrivere questo libro e quali difficoltà hai riscontrato durante la fase di scrittura? 

Mi sono sentita bene. Per la primissima volta da quando scrivo, sentivo che la storia aveva la forma giusta e funzionava. Ora, magari chi lo leggerà non sarà d'accordo e lo odierà, ma io ho avuto la sensazione, stupenda, che fosse la storia giusta da raccontare e che tutto sommato fossi riuscita a farlo al massimo delle mie potenzialità. La difficoltà più grande è stata calarmi nei panni di Giorgio. È un personaggio anni luce lontano da me e riuscire a provare le sue emozioni, capire i suoi pensieri è stata un bella sfida. 


-Quanto c'è di te in questa storia? 

Tanto, tantissimo. Forse più che in tutte le altre che ho scritto fino a oggi. C'è l'amore per la Sardegna, la passione per Mortal Kombat... ci sono i miei ricordi delle spiaggiate, e le notti in discoteca col mare alle spalle. "Ti ho aspettato tanto" racchiude molte emozioni che ho provato in passato, quelle belle che ti si imprimono nell'anima e non vanno più via. E poi c'è Maia... non posso dire molto, se non che ho avuto davvero un Maremmano Abruzzese e che ogni singolo istante vissuto tra Sara e lei appartiene a me e alla mia vita. 


-I personaggi sono tutti fittizi o si ispirano a persone della tua vita? 

Tutti fittizi. Per la prima volta non mi sono ispirata a nessuno, sono nati da soli e da soli sono cresciuti. Però... Sara porta il nome e il cognome di una delle mie più vecchie amiche. Esiste davvero una Sara Becarelli nella mia vita e, anche se non c'entra assolutamente nulla col suo alter ego letterario, è una persona meravigliosa che amo molto. 


-Cosa rende speciale questi personaggi? 

Credo che sia il loro essere "veri". Sono confusi, spaventati, hanno voglia di vivere, di amare e riscattarsi. E lo fanno combinando casini, sbagliando e ferendosi. Non so, forse sono presuntuosa, ma penso che in loro ci si possa rivedere. 


-Sara è una donna che ha subito un trauma molto importante e chiude il suo cuore  all'amore. Quanto è importante per te l'amore? 

L'amore è tutto. E non parlo solo di amore romantico. Credo fortemente che tutto ciò che viviamo, se fatto con amore, viene elevato a un livello più alto, acquista un valore maggiore. 


-Anche se Sara non crede all'amore non si vergogna di ammettere di essere un amante del sesso. Quanto pensi sia importante poter parlare liberamente di sesso, anche per una donna, ai nostri tempi? 

Tanto. Troppo. In realtà, trovo che sia triste che nel 2021 si debba ancora sdoganare la libertà sessuale delle donne. Eppure, siamo ancora qui a doverci giustificare. È una cosa che mi fa rabbia e che combatto a modo mio, in questo caso scrivendo di una protagonista che ama il sesso e non si cura del giudizio altrui. 


-I tuoi libri sono sempre ricchi di musica. Se dovessi scrivere la playlist della tua vita, invece, quali brani non potrebbero mancare, e perché? 

Questa è una domanda davvero difficile, ci sono una marea di canzoni tra cui scegliere. Mi prendo la libertà di dirtene almeno cinque, ok? 

•Baba O' Riley (The who) 

•Patrizia (Finardi) 

• L'avvelenata (Guccini) 

•Fast car (Tracy Chapman) 

•Whiskey in the jar (Metallica) 


-Qual è stato la difficoltà più grande nel descrivere la situazione familiare di Sara? 

Descrivere un padre di quel tipo, forse perché mio papà si venderebbe entrambi i reni per me. Non so, ma a me la sua freddezza ha ferito molto. 


-Parliamo della Sardegna. Quali località vedremo in questo libro? Che tipo di ricerche hai fatto per la stesura di questo libro? 

Ho vissuto in Sardegna per quattro anni. A Olbia, proprio come i protagonisti e molti dei luoghi presenti nel libro li ho vissuti in prima persona Alcuni, invece, non li conoscevo, ma ho la fortuna di conoscere il titolare della Sardinia Wild Trails, che oltre a essere un ottimo amico è anche una guida ambientalistica preparata e che ama la sua terra. È stato lui a dirmi la vegetazione esatta, i profumi e a trovare alcune delle location per le scene più importanti. Tra tutte quelle nominate nel libro, però, le due che amo di più sono Capo Figari e Su Gurroppu. 


-Se dovessi scegliere un solo posto in tutta la Sardegna, dove vorresti vivere? E Sara? 

Sono indecisa tra Olbia e Cagliari. Alcune delle persone che più amo vivono in queste due città e mi piacerebbe averle vicine. Sarebbe una scelta difficile da fare. Sara... lei resterebbe a Olbia. 


-Pensi di aver reso giustizia alla Sardegna? 

Lo spero. Davvero con tutto il cuore. Ho avuto una relazione complessa con quest'isola e solo ora, dopo più di dodici anni, mi sono accorta di quanto l'ho amata. È stata una specie di lettera d'amore per una terra che mi ha vista adolescente, arrabbiata e complicata. 


-Se dovessi fare una classifica dei personaggi che hai scritto fino a ora, quale sarebbe? Ah, così senza pietà? 

Vediamo... 

Salvatore, Dong, Sara, Cass, Amelia, Aimee, Tom e James. Sì credo che per ora la classifica sia questa. 


-Quale romanzo, di tutti quelli che hai scritto fino a ora, hai trovato più ostico e perché? 

La vita che mi hai lasciato. È il romanzo che ba scavato più a fondo nelle mie emozioni e mi ha devastata emotivamente. Ma quanto lo amo, però... 


-Sappiamo che è uno standalone però c'è speranza in una novella o in uno spin off? 

Non lo so. Ho due idee che mi frullano per la testa, ma anche troppe trame che voglio scrivere. Diciamo che vedrò come si evolveranno le cose... 

Grazie per aver risposto a tutte queste domande. 

Un bacione 


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