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Recensione Gioco sporco

 Buongiorno readers, oggi vi parlo di una criminal novel nata dalla penna di Chiara Casalini, pronti?


Trama: Nika e il Ronin, una cantante e un criminale. La musica li porta a incontrarsi e il sesso occasionale diventa un gioco. Nika è stata spezzata dalla vita, in lui vede l’occasione per imparare qualcosa e liberarsi dai demoni del passato, nonostante il pericolo. Il Ronin trova in lei la preda perfetta, un’anima che non vuole piegarsi. È una sfida che rompe la noia e gli permette di fare ciò che più lo diverte: entrare nella mente altrui per manipolarla e soggiogarla. Quanto sapranno giocare sporco per i propri scopi?

DISCLAIMER: Il racconto è un prequel di "La casa di incubi e stelle" e "Nika. La schiavitù del silenzio". Contiene scene e linguaggio espliciti, per cui la lettura è consigliata a un pubblico adulto e consapevole.

Recensione: Ci sono autrici che hanno la capacità di farti sanguinare e Chiara Casalini è senza dubbio una di quelle. La sua scrittura è affilata e senza pietà e ti scava dentro delle voragini che dopo, quando torni alla vita vera, non si richiudono del tutto. È come se rimanesse uno spazio impercettibile, ma potente in cui le sue storie ristagnano per farti pensare e riflettere a distanza di tempo.
Ed è proprio quello che è successo con "Gioco sporco", questa breve criminal novel che vi trascina davanti al Ronin e a Nika e ve li mostra con brutale sincerità.
Ma parliamo di loro...

Nika (protagonista dell'omonimo romanzo già pubblicato), appena la incontriamo, appare forte e sfrontata. Una donna sicura di sé che non si fa scrupoli a sfidare gli uomini (pericolosi) del Ronin. Ma poi, ecco che Chiara va più a fondo e ci presenta le ferite di Nika (senza mai spoilerare il romanzo ufficiale), la sua paura e quel bisogno di indossare una maschera di rabbia e cattiveria per sopravvivere. Per tutto il tempo ho avuto il petto stretto in una morsa, incapace di staccarmi dal suo dolore, da quel bisogno profondo di proteggersi da passato, costruendo una nuova dimensione per sé. Ed è disposta persino a mettersi nelle mani del Ronin, pur di trovare il modo di mettere a tacere il dolore.

E c'è lui, il Ronin- Ron. Se esiste un personaggio che davvero ho odiato senza mai uno spiraglio di speranza, quello è Ron. È l'incarnazione del male, della cattiveria, della depravazione. Il Ronin non è il mostro sotto al letto, è il buio da cui nascono gli incubi. Niente in lui è salvabile, né lui vuole essere salvato. È malato in una maniera così viscerale che gode del dolore degli altri, nel manipolarli e renderli marionette nelle sue mani. Sai che lui è malato, ma finisci col credere che, forse, può essere la via d'uscita. Non lo è. E la cosa davvero spettacolare della Casalini non è la sola narrazione, ma la capacità di portare a galla i pensieri più abietti e osceni che uno come lui può avere. Il Ronin è il mio incubo, quello che non sapevo di avere. Perché lo odio, è vero, e mi fa rabbia. Ma, soprattutto, ora che Chiara mi ha fatto vedere nella sua mente, mi fa paura.

Qui la forza della Casalini, il suo talento più grande. Non un romanzo in cui esiste redenzione, ma storie crudeli e vere che ti ricordano che il villain è sexy, ma il cattivo vero fa solo paura. 
Se cercate una novella di Natale, questa non fa per voi. Ma se volete una storia che vi contorce le budella e vi fa sentire come se quella rabbia e quel dolore fossero vostri... allora è questo che dovete leggere.

Credetemi, non ve lo ricorderete facilmente questo libro.

Buona lettura,
Roby.


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