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Recensione 4321 Paul Auster

Buon pomeriggio lettori,
oggi Tiziana ci porta la recensione di un libro molto discusso nel mondo dei lettori, parlo di 4321 di Auster.

Risultati immagini per 4321 paul austerTitolo: 4 3 2 1
Autore: Paul Auster
Anno: 2017
Genere: Romanzo di formazione
Pagine: 939
Editore: Einaudi














TRAMA
4321 racconta la storia di Archie Ferguson, nato nel 1947 nel New Jersey, un mese dopo la nascita di Paul Auster stesso. Il protagonista si scinde in quattro diverse persone, ognuna delle quali con un proprio percorso e un proprio futuro. Tuttavia, questi quattro personaggi si troveranno a fronteggiare simili vicende. Il nonno di questo personaggio declinato in quattro sé, è Isaac Reznikoff, un ebreo di Minsk sbarcato, ai primi del ‘900, in America, dove avrebbe assunto il nuovo nome di Ichabod Ferguson e una nuova identità. 4 3 2 1 è il romanzo di tutte le vite di Archie Ferguson, quella che ha avuto e quelle che avrebbe potuto avere. Fin dalla nascita Archie imbocca quattro sentieri diversi che porteranno a vite diverse e singolarmente simili, con elementi che ritornano ogni volta in una veste diversa: tutti gli Archie, ad esempio, subiranno l'incantesimo della splendida Amy. Auster racconta le quattro vite possibili di Archie in parallelo.


RECENSIONE 
La prima cosa che ho pensato al termine della lettura di questo monumentale romanzo è stata che scrivere una recensione sarebbe stato alquanto complicato!
E, invece, eccomi qui, a scriverla!
E’ un romanzo maestoso, voluminoso, colossale: sia per il numero di pagine (ben 939!) sia per il contenuto e la scrittura!
E’ il grande romanzo americano!
E’ un libro che si può leggere in due modi differenti: seguendo l’ordine dato da Auster e, quindi, dal capitolo 1.1 al capitolo 7.4, leggendo così le 4 vite di Archie dalla sua nascita, passando per l’adolescenza, andando poi all’università per finire con il suo lavoro; oppure, leggendo ogni storia come un libro a sé stante e, quindi, sarebbero 4 libri delle possibili vite di Archie, con 7 capitoli, ed in questo caso si potrebbe partire anche dalla seconda storia, leggerla tutta fino alla fine, e poi continuare con la storia 4 fino alla fine. E’ il lettore che sceglie quale strada percorrere insieme al protagonista.
Io ho scelto di seguire il libro nell’ordine dato dallo scrittore, anche se non nego che ogni volta finito un capitolo era necessario tornare indietro per ricordarsi come si era concluso quello precedente.
“Secondo la leggenda di famiglia, il nonno di Ferguson partì a piedi da Minsk, sua città natale, con cento rubli cuciti nella fodera della giacca, viaggiò a ovest fino ad Amburgo passando per Varsavia e Berlino, comprò il biglietto per una nave chiamata Empress of China che attraversò l’Atlantico in mezzo a violente tempeste invernali ed entrò nel porto di New York (…). Nome?, chiese il funzionario. Battendosi la fronte indispettito, lo stanco immigrato se ne uscì in yiddish, Ikh hob fargessen (Non me lo ricordo più)! E fu così che Isaac Reznikoff cominciò la sua nuova vita in America come Ichabod Ferguson”. "You need an American name for your new life in America...".
Questo è l’Incipit del romanzo che inizia con il capitolo 1.0 ed è la genesi della storia d’amore tra Stanley e Rose e la nascita del loro unico figlio Archibald Ferguson: difficile non farsi prendere fin da subito dalla storia narrata; è uno di quegli incipit che difficilmente ti fanno desistere dal proseguire nella lettura; è un incipit accattivante, che cattura il lettore, e lo fa secondo lo schema dei romanzi di formazione classici.
Citando il Calvino di Lezioni americane, “Ogni volta l'inizio è questo momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore l'allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare questa sera; per il poeta l'allontanare da sé un sentimento del mondo indifferenziato per isolare e connettere un accordo di parole in coincidenza con una sensazione o un pensiero. L'inizio è anche l'ingresso in un mondo completamente diverso: un mondo verbale.”
Da questo momento inizia la narrazione delle 4 possibili vite di Archie, in base alle scelte da lui compiute oppure in base semplicemente a quello che il destino ha deciso per lui. La costante, però, di tutte e 4 le storie sono i personaggi che gli ruotano attorno: la madre Rose; il padre Stanley; Amy Schneiderman, il suo vero amore anche quando in una delle storie sarà la cugina o la sorellastra; Noah, suo cugino/amico; la zia Mildred, sorella della mamma. E anche tutti questi personaggi avranno 4 storie diverse e ruoteranno intorno al protagonista con ruoli diversi.
 
“Tra le cose strane che aveva scoperto di se stesso, era che sembravano esistere tanti Ferguson, che lui era una sola persona ma un insieme di identità contraddittore, e ogni volta che era con una persona diversa era diverso anche lui.”
Auster è stato accostato, nella stesura di 4321, allo scrittore argentino Jorge Louis Borges che nel racconto di “Il giardino dei sentieri che si biforcano” ha descritto tutti i possibili risultati di un evento, ognuno dei quali conduce ad una ulteriore moltiplicazione di conseguenze, in una continua "ramificazione" dei possibili futuri. 
Si riscontrano diverse affinità tra il protagonista Archie e Auster, tanto che si potrebbe parlare di romanzo autobiografico per certi aspetti (per quanto Auster lo abbia negato):  Archie Ferguson nasce il 3 marzo 1947 e Auster il 3 febbraio dello stesso anno, entrambi a Newark; entrambi provengono da una famiglia ebreo-americana ed entrambi sono nati e poi cresciuti in un contesto medio borghese.
 
Tanti elementi hanno fatto sì che questo romanzo sia entrato nelle mie corde sin da subito: le continue digressioni sulla letteratura e sui romanzi, i riferimenti storici, il Ferguson scrittore che scrive racconti notevoli, la  grandiosa rassegna della cultura americana e newyorkese di quegli anni, soprattutto letteraria e cinematografica (Stanlio e Ollio in particolare), e liste e liste di libri:
 
"Rose trascorse le giornate nuotando fra le pagine dei libri, e a parte qualche delusione tra le decine di quelli che aveva letto ( Fiesta, per esempio, le sembrò falso e superficiale), quasi tutti gli altri la attrassero e la coinvolsero dalla prima all'ultima riga, fra gli altri Tenera è la notte, Orgoglio e pregiudizio, La casa della gioia, Moll Flanders, La fiera delle vanità, Cime tempestose, Madame Bovary, La Certosa di Parma, Primo amore, Gente di Dublino, Luce d'agosto, David Copperfield, Middlemarch, Washington Square, La lettera scarlatta, La via principale, Jane Eyre e numerosi altri, ma di tutti gli scrittori che scopri durante la sua reclusione, quello che le parlò di piú fu Tolstoj, quel mago di Tolstoj…".
A far da sottofondo a tutto il romanzo ci sono la Storia americana - dagli anni 50 agli anni 70 con la questione razziale, i Kennedy con l’uccisione di John e Robert, i movimenti giovanili del 68, la guerra nel Vietnam – e le città di New York (“dear,dirty, devouring New York, the capital of human faces, the horizontal Babel of human tongues”) e Parigi.
Con il finale si chiude un cerchio e si scopre (attenzione spoiler!) che “Così finisce il libro, con Ferguson che si accinge a scriverlo. Carico di due pesanti valigie e uno zaino, partì da New York il 3 febbraio”. 
Sono rimasta un attimo perplessa quando ho letto il finale ed ho scoperto il “gioco letterario” di Auster, non era come me lo sarei immaginato: sconcertante, ma allo stesso tempo e per questo motivo geniale.
In conclusione, questo romanzo - che è sì maestoso ed impegnativo nella lettura, ma al tempo stesso scorrevole e fluido, seppur con lunghi periodi che lasciano senza fiato e molto descrittivo – mi ha letteralmente conquistata e mi ha aperto una breccia (iniziata ad aprirsi già con Stoner) nella lettura dei romanzi contemporanei americani, che, sicuramente, approfondirò.
«Solo una cosa era certa. Uno alla volta, i Ferguson immaginari sarebbero morti, ma solo quando avesse imparato ad amarli come se fossero veri, solo quando il pensiero di vederli morire gli fosse diventato insopportabile, e poi sarebbe stato di nuovo solo con se stesso, l’ultimo sopravvissuto».

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